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16 October 2009

(Italiano) Primo giorno in Corea

(Italiano) Ciao cari, eccomi qua a scrivervi come promesso. Avrei voluto farlo prima, ma internet non e’ sempre scontato. Dopo una levataccia alle 4 di mattina a Thrissum, due ore di macchina, altre tre di volo da Kochin a Mumbai, quattro orette all’aeroporto senza un posto da sedersi e niente da mangiare, un secondo volo di due ore e mezza per Dubai, una seconda attesa fino alle 3 di notte e un ulteriore volo di nove ore, eccomi finalmente in Corea, in un monastero buddista dove dovrei condividere la stanza con altre quattro compagne. Si fa per dire: nella stanza siamo ora in una dozzina. Chi parla via Skype, chi invia articoli, chi monta video, chi sceglie fotografie.  Piove che Dio la manda su questo fragile monastero dalle porte scorrevoli di carta. Ci siamo precipitati a riparare le scarpe sotto una specie di gradino di legno che gira intorno alla stanza, ma temo che da qui non esca piu’ nessuno Qualche ora fa c’erano in giro diversi ombrelli, ma ora non ne vedo piu’. e tengo d’occhio l’angolino che mi sono scelta… Per salire nelle altre camere bisogna uscire in mezzo al nulla e salire una china ripida e infangata, ovviamente con la torcia.  Come per andare in bagno, d’altronde. Uno solo per i maschietti e uno per le femminucce… Per entrare nelle stanze bisogna levarsi le scarpe, poi rimettersele, guazzare nel fango, levarle di nuovo. Stasera la doccia non la faccio, mi e’ davvero passata la voglia. Man mano gli altri sono andati a dormire, domani si alzano alle 4 e partono per il Giappone. Qui rimaniamo in sette e forse avremo la fortuna di non alzarci fino alle 9. Tutto un lusso.  Poco fa, quando ancora non pioveva e non tuonava, sono uscita a fumarmi una sigaretta.  Sul pendio che ripara il monastero vedevo delle ombre bianche, qualche lumicino. Mi e’ venuto il dubbio che i monaci abbiano accampato li’ per lasciare a noi le loro celle. Spero di no, con tutta questa pioggia. Ora pero’ vorrei proprio andare a dormire, anche se mi tocca farlo per terra e non lo trovo affatto appetibile. Domani i piu’ coraggiosi faranno la marcia in bici. Io mi uniro’ a quelli che andranno in macchina, con l’ombrello sempre a portata di mano. Poco a poco si e’ fatto silenzio. La sala stampa pare sia diventata finalmente una camera da letto. Buona notte.

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